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domenica, 28 settembre 2008
 

FANCULO E' UNA META COME UN'ALTRA

Stavolta facciamo le cose al contrario. Iniziamo dalla musica e poi il resto si vedrà.


Bonus track:
Mistonocivo, Insonnia


Ho chiesto a un mio amico musicista se sia un caso o se invece c’è un motivo per cui durante le esibizioni dal vivo dei gruppi il chitarrista sta solitamente alla sinistra del cantante, mentre a destra sta il bassista. A meno che il gruppo non abbia due chitarristi, ovviamente, e allora spesso il bassista sta nel mezzo tra i due, spostato un po' più sulla sinistra del vocalist. Il mio amico musicista mi ha detto che non si tratta di una regola precisa, è solo che a sinistra c’è il Qualcosa della batteria che serve a dare il tempo. Non ricordo con che nome l’ha chiamato, quel Robo che dà il tempo. Non mi intendo di batterie: in primo luogo non ho mai nuotato a livello agonistico, secondo non mi piace cucinare. Terzo, le batterie usate inquinano l’ambiente e perciò le consegno agli appositi punti di raccolta. Che secondo me quando ne hanno riempito un bel secchio lo svuotano al primo cassonetto indifferenziato, ma perlomeno io ci ho la coscienza pulita e non inquinata. Infine: io suono la chitarra, anche se ho appena cominciato. E la questione del dubbio che mi è sorto è perché voglio capire se nei miei sogni mi devo immaginare alla sinistra del cantante, perché io mi vedo meglio sulla destra. Anche se questo non corrisponde alla mia fede politica.

 

Leggi Lotta comunista? Finirai all’inferno.

 

Ho sognato di essere incinta e vivevo la mia gravidanza come una malattia, ritirandomi in una tenuta ottocentesca insieme a mia madre e passando tutto il tempo in camicia da notte e riuscendo a nutrirmi solo di patate lesse. Penso di avvertire delle pressioni sociali che mi inducono a desiderare qualcosa che volontariamente non sceglierei mai. Però secondo me ho tralasciato un particolare importante, cioè che ero incinta di un uomo che amavo ma lui non era lì insieme a me e che forse quest'uomo non ci sarebbe mai stato. Credo che questo dettaglio potrebbe rendere molto felice la mia vecchia analista.

 

Allora c’era un prete così bello che tutte le donne ci uscivano pazze. Ci aveva pure un’amante o due. Quella fissa so chi era, adesso ne possiamo anche parlare perché è passato  tanto tempo… e lei è morta, povera donna. Lui per lei ci aveva perso la testa ma la cosa più grave è che anche lei aveva perso la testa per lui. Ricordo che le dicevo sempre: Franchina, ma come fai, con tre figlioli?

 

Vi ho detto che ho paura dei bambini e fastidio nei confronti degli adolescenti e ora vi dico che provo quel fastidio anche nei confronti degli studenti universitari. Quelli che incontro sul bus ogni mattina e che non smettono mai di parlare. Io non li sento, perché ho le cuffie dell’iPod nelle orecchie, ma mi infastidisce il loro labiale. Le loro facce universitarie. Le borse a tracolla e i segni dell’acne sugli zigomi lucidi. I nerd col loro portatile in spalla, invece, le giovani mamme rumene che accompagnano i figlioletti a scuola, i personaggi in carriera con la ventiquattr’ore e gli anziani diretti verso il prossimo check up non mi fanno alcun effetto. Non so se sia sano, provare disagio nei confronti di ciò che mi sono lasciata alle spalle mentre quello a cui vado incontro mi lascia totalmente indifferente.

 

Avrei detto il contrario, di voi due. Lei non la facevo un tipo romantico e invece guarda come si scioglie. Mentre tu, tu sembri sempre così tranquilla, così serafica e bonacciona…

 

Non l’ha mica finita, la frase, la stronza.

 

 


Quando il verbo s'ode è il cuore che infonde la Fede che fende le onde

onde evitare di darsi al piacere con chi confonde

Fede diffonde quiete, in fondo miete grano

zero zizzania dove passa la sua mano


(Caparezza, Uomini Di Molta Fede)

 

Juditta | commenti (16)



mercoledì, 24 settembre 2008
 

BORN BAD

Post fenice nato dalle ceneri di se stesso

Someday there’ll be a cure for EGO
that’s the day I throw MYSELF away
 
(adattamento di: Morphine, Cure For Pain)

 

Volete vedere l’altra faccia della Luna?
Si narra che un giorno guardò dentro ai suoi crateri – e restò pietrificata. Per questo non riesce a brillare, se non di luce riflessa. Ponetele accanto una stella e lei si salverà: dev’essere questo, quello che pensa.

A oggi, gli astronomi hanno individuato due metodi.
Potete ignorarla, e lei verrà da voi per farvela pagare. Oppure. Potete riempirla di belle parole, e lei si mostrerà per dimostrarvi che siete in errore.

Io vado in depressione quando scopro una ruga ai lati degli occhi. Quando il mio capo tralascia di farmi sentire indispensabile. Quando il mio migliore amico mi ricorda che nella sua vita ci sono altre donne più importanti di me. Quando non sono io l’anima della vostra stupida festa.

Se davvero volete osservarla, non andatela a cercare.
Si volterà di fianco, perché adora sentirvi uggiolare.

Io sono quella che gioca scorretto, perché non ho mai tutti i mezzi necessari ma so appellarmi all’ingegno. Io sono il cliché di ogni film di tensione. La ragazza pon pon della commedia americana. L’eroe di fantascienza che sceglie il lato oscuro. Non lascio toccare il mio lavoro a nessuno, perché lo so gestire solo io. Perché voglio che a tutti sia chiaro che so gestirlo solo io. Voglio che abbiate bisogno di me, anche solo per avviare un programma che pure un bambino.

Valeva la pena di vedere l’altra faccia della Luna?
Si narra che un giorno qualcuno guardò dentro ai suoi crateri – e li affogò in una colata di cemento. Per questo si mostra soltanto durante la notte, quando il mondo va a dormire. Si mostra a quel lato del cosmo che non lo può raccontare.

Io non sono una bella persona.
Lo dico continuamente, ma voi non mi credete. E se finisce che vi mordo, l’altra faccia della Luna pensa che in fondo ve lo siete meritato.


Bonus track:
Pink Floyd, Time (The Dark Side Of The Moon)

Juditta | commenti (31)



lunedì, 22 settembre 2008
 

IF I'LL LEAVE HERE TOMORROW

C'è un punto lontano a partire dal quale non vi è più ritorno
(dobbiamo raggiungere quel punto)

(La Quiete, Riflessioni sul Peccato)

 
 
 
I rituali degli adolescenti mi mettono a disagio. Sul pullman non riesco a staccare gli occhi da questi due ragazzi che si distraggono dall’ansia di una nuova giornata. Ciuccione, sguardo significativo, la testa di lei sulla spalla di lui. Di nuovo ciuccione, di nuovo sguardo significativo, di nuovo la testa di lei. Ancora ciuccione. Non una sola parola. Io scuoterei quel ragazzo per le spalle e gli griderei in faccia che cazzo, dimmi qualcosa. Sul tempo che fa. Chissà se quand’ero ragazzina riuscivo a sopportare tutto questo. Di certo finivo col vomitare qualche cazzata. Sul tempo che fa.

Io al liceo ci stavo bene. Partecipavo a tutti i gruppi di approfondimento pomeridiano ed ero rappresentante di classe. Tutto quello che mi permetteva di restare a scuola il più a lungo possibile, io lo facevo. Quando tornavo a casa, era lì che si scatenava l’inferno.

Non piango più soltanto per un uomo. Non piango per un uomo soltanto. Piango per la moneta caduta in un cappello, per la mano che si aggrappa alla maniglia del bus. Piango per il tarlo che sta masticando mia nonna da dentro, per quello che ha strappato via il sorriso dalla faccia di mio zio. Piango per l’amore che divide i globuli nel sangue e per quella profondissima paura che cementa recinzioni di rancore. Piango perché una ragazzina di dodici anni si chiude dentro la sua stanza a inviarmi sms di nascosto, con lo stereo a tutta palla, e dice: grazie, per avermi svelato i Ramones. Perché le ho detto che il rock ti salva la vita, ma non ho specificato che quando inizia a farlo è già troppo tardi.


Bonus track:

Converge, Phoenix in Flight/Phoenix in Flames

Juditta | commenti (21)



giovedì, 18 settembre 2008
 

BOARD UP THE HOUSE

All that I wanted were things I had before
all that I needed I never needed more
all of my questions are answers to my sins
and all of my endings are waiting to begin

(Slipknot, Circle)
 
 

Non mi piacciono i bambini. Mi fanno anche un po’ paura. C’è stato un momento in cui volevo un bambino, lo volevo davvero. Credo che fossero gli ormoni. Adesso voglio solo andarmene da qui.

Quello che è chiaro è che hai bisogno di qualcosa di cui prenderti cura. Forse anche solo per sopperire alle cure che non hai mai dato a te.

Voglio tornare a quel posto dove eravamo bambini. Prima che cominciassimo a credere che subire e dispensare violenze fosse una cosa normale. Voglio fermarmi sul molo ogni giorno, dopo il lavoro, a guardare le navi partire.

Lo psichiatra gli ha detto che deve affrontarla come una malattia. Come un raffreddore o una bronchite: né meno né più. Lui ora è malato. Il dolore deve fare il suo decorso.

Primo giorno di autunno in arrivo. Cinque anni fa ho separato gli ambiti della mia vita e li ho riposti in scatoloni. Alcuni non ne sono mai più usciti. Volevo dimostrare che ce la potevo fare. E ce l’ho fatta. E poi non ce l’ho fatta più.

Subito dopo la guerra gli italiani avevano ancora la loro dignità. Non avevamo un soldo, ma abbiamo sempre vissuto decorosamente. Eravamo straziati ma ci vedevi per la strada col nostro unico vestito sempre pulito e impeccabilmente stirato.

Lascio che l’acqua mi scorra sulla fronte e non riesco a non essere inquieta al richiamo del destino. Faccio ancora i miei sogni di guerra. Scopro che qualcuno ha girato il video che ho sempre immaginato. Che ho sempre vissuto, negli ultimi cinque autunni. Ma è stato tagliato il finale del brano e allora lo riporto intero qui.


Bonus track:
Slipknot, Circle


Juditta | commenti (14)



domenica, 14 settembre 2008
 

FOREVER AND A DAY

Forse un giorno capiremo che non ci siamo mai perduti
e che tutta quella tristezza in realtà non è mai esistita
 
(Renato Zero, I Migliori Anni Della Nostra Vita)
 
 

Quel che rende sopportabili i giorni è il pensiero che non dureranno per sempre. Il borbottare ritmico della televisione, che in questa casa non si spegne mai, un giorno sarà solo silenzio. La cucina è il regno di mia nonna e sta proprio accanto alla mia stanza. Durante la notte sento il motore del frigo riscaldare la parete. In estate la mia stanza diventa una fornace ma non me ne cruccio: penso che nell’inverno sarà confortante. La mia stazione radio è cancellata da più di tre mesi, mi sto gradualmente abituando ad accettarne una nuova. Quando mia nonna non ci sarà più potrò prendermi un gatto e lo chiamerò Fuser. Ci sono molti libri che ancora devo leggere. Persone da conoscere. Luoghi da visitare. Durante la notte infilo i tappi nelle orecchie e sento pulsare sorda l’irregolarità del mio respiro. Non vorrei ignorare il suono del temporale, perché ne verranno altri. Ci dev’essere qualcosa che mi piace dell’autunno. Mi dico di essere felice ma perché questa mia felicità non possa crollare sotto il peso del primo imprevisto devo sentirla veramente in fondo al cuore. Sono felice perché mi sento al sicuro solo calando sulle tempie i lembi di un berretto di lana. Ecco. Come inizio può bastare.

Phone calls long distance to tell how you've been
forget about the losses, you exaggerate the wins

Mia nonna e i suoi turbanti. I suoi occhiali scuri stretti, perché non tollera la luce, e una linea di rossetto pallido a creare i contorni di labbra quasi inesistenti. L’evidenza è qualcosa con cui fare i conti, l’evidenza mi ricorda che non appartengo solo a lei. C’è qualcosa della materia da cui sono generata che va oltre questa casa. Ho labbra importanti, io, le ho ereditate da mia madre. Ogni volta che metto il rossetto la gente mi dice: non ti sta bene. Cancella i miei occhi e i miei lineamenti. L’ultimo uomo ad avermi baciata mi ha ordinato di toglierlo e non l’ho fatto, per orgoglio, ma ho passato tutto il tempo ad aspettare che la vodka lo portasse via con sé. Perché sapevo che aveva ragione quando diceva: ti rende volgare. Mia nonna e i suoi turbamenti. Oggi riusciamo a sentire soltanto i suoi scatti d’ira, le sue crisi di pianto, le lamentele perché i capelli che ricrescono le bucano la testa. Ma quando lei non sarà qui e potremo infine spegnere quella televisione, cosa ricorderò infilando le dita nel pelo di Fuser?

Well it isn't for the money and it's only for a while
you stalk about the rooms and you roll away the miles

I miei giorni a Milano, me li ricordo belli. Quando penso a Milano mi si forma all’istante l’immagine di me dentro un giorno di sole, la pausa pranzo al Politecnico e io che esco con gli amici per andare in quel locale. Chi parla solo di sesso ha grandi paure da cui rifuggire. Ma tutto questo non è che una minima parte di quello che è stata Milano per me. Impietosa e crudele, e tuttavia per prima cosa ricordo ciò che l’ha resa speciale. Del primo uomo che ho amato ho solo brutti ricordi. Credo che la mia memoria mi voglia preservare dal dolore di pensare che se c’era qualcosa di bello si è spento per sempre. Qualunque cosa fosse, oggi resto solo io a ricordarla. L’altro uomo che ho amato, l’ultimo, non so com’è che lo ricordo perché ricordo ancora tutto. Ricordo il modo in cui prendeva il caffè. Ogni parola che mi ha detto e anche qualcosa di quelle che non ha detto a me. Ricordo la forma della sua faccia tra le mani, le mie, e quella nota stridula che assumeva all’improvviso la sua voce quand’era ubriaco. Non provo dolore a ricordare tutto questo, è solo una delle cose che mi sono successe. Forse la più bella, dopo la sensazione della mia prima sorella neonata tra le braccia. Tutto quell’amore e quel senso di colpa: chissà se un giorno scoprirò che le due cose possono esistere anche separatamente. So che qualcuno di voi stava aspettando una frase come questa da infilare nel suo Tumblr. Fate pure di me un’estensione di voi stessi, in fondo è così che funziona la vita da dentro le persone. Ho deciso di avere fiducia, perché potrò scegliere di perderla in qualunque momento.

Gamblers in the neon, clinging to guitars
you're right about the moon, but you're wrong about the stars

Ho sognato di indossare degli anelli vistosi con grandi pietre colorate incastonate in un groviglio di lamine d’oro, uno per dito li ho indossati, tranne solo per due dita della mano sinistra: mignolo e anulare, per i quali non riuscivo a trovare niente che mi si adattasse. Una volta ho avuto un uomo tra le braccia, è stato molto tempo fa. Mi sto gradualmente abituando ad accettare le nuove presenze che la mia vita mi impone. Accettare l’evidenza che non saranno mai come quello che ho perso ma che forse la selezione della mia memoria potrà ancora salvarmi. Al centro estetico Simona sta ascoltando una canzone dalle casse della radio, mi infilza un braccio con un dito per richiamarmi su una frase che lei scandisce dritta sul mio viso mentre la dice anche il cantante, dice “un giorno capirai che non hai amato abbastanza.” Penso: può darsi. Davvero, può darsi. Ma inizierò a preoccuparmene solo quel giorno.


Bonus tracks:
Death By Stereo, Forever and a Day

il brano citato nel testo è The Road di Jackson Browne

Juditta | commenti (12)



mercoledì, 10 settembre 2008
 

JUDITY FAIR (A GRANDE RICHIESTA RITORNA)

A che ora è la fine del mondo?

(Luciano Ligabue, idem)


Oggi è la giornata del Cern.
I blogger radical chic affrontano il tema con quella loro sagace ironia che li rende così cool, e noi non vogliamo restare in disparte senza fornire il nostro personale contributo alla scienza.
Dunque, oggi si parla di divi. Donne e uomini famosi che ci piacciono e perché ci piacciono. Nel rispetto dell'elevato livello culturale di questo blog tengo a specificare che il primo esemplare di cui tratteremo arriva direttamente dall'intervista di punta dell'ultimo numero di Vanity Fair, a cui siamo abbonate con vanto.


Josh Hartnett, 30 anni
(Cancro)

josh hartnettSebbene abbia gli occhi troppo stretti, cosa che siamo abituate a interpretare come un sintomo di scarsa intelligenza, ci piace perché non si è montato la testa. Rifiuta di percepirsi un sex symbol e non ama sbandierare le sue relazioni amorose. Suona la chitarra pur senza essere dotato di un particolare talento e la sua unica fissazione stilistica sono gli occhiali da sole.
Okay, tutto quello che dice potrebbe essere il frutto di un'operazione di marketing studiata a tavolino, ma poiché quasi certamente non avremo mai l'occasione di conoscerlo e tantomeno di impalmarcelo, tanto vale disquisire sul personaggio che trapela dalle pagine di Vanity Fair.
E magari anche dal film Pearl Harbor, dove pure interpretando un prestante eroe americano ci fa un po' la figura del babbo di minchia sfigato. Ma ci piace anche per questo: sa di autoironia.
E perché abbiamo sempre sognato di fare i piloti di aerei da guerra, ma mamma Natura ci ha fatte cecate.



Naomi Watts, 40 anni (Bilancia)

Naomi WattsCi siamo innamorati di lei vedendola recitare in Mulholland Drive. Ci piace perché la sua carriera è costellata di film dell'orrore, che lei non prende troppo sul serio definendoli fiction. La violenza, quella vera, è ciò che le fa realmente orrore. Si dice che quella doppia faccia ce l'abbia davvero e che dietro alle apparenze sbarazzine sia un piccolo diavolo.
Ci piace perché oggi è tutta presa a fare la mamma
e noi di Judity pensiamo che un figlio sia una responsabilità che deve essere assunta con piena coscienza, come un lavoro a tempo (quasi) pieno, anche da un divo di Hollywood. Altrimenti, per favore, non ne facciamo.
Ci piace anche perché consuma prime colazioni pachidermiche (probabilmente per non mangiare altro durante il resto del giorno) e non è particolarmente spaventata da quel paio di chili di troppo che la gravidanza le ha lasciato. E perché indossa quasi sempre biancheria intima maschile, che noi troviamo decisamente più sexy dei mille pizzi e fiocchettini di Intimissimi.



Valeria Mazza, 36 anni (Acquario)

Valeria MazzaContrariamente alla maggior parte delle sue colleghe è sempre andata a letto presto, non ha mai fatto scandalo ed è felicemente  legata allo stesso uomo da ben diciotto anni. Se ha mai pensato di sfruttare il tormentone della somiglianza con la Schiffer? Certo che l'ha pensato, e l'ha fatto pure. Ma della collega dice solo, molto cortesemente: "con me non è stata simpatica." Da quel momento ha deciso che era meglio essere Valeria Mazza.
Non rimpiange niente dei suoi vent'anni e della carriera da modella ormai abbandonata per una lucida scelta: tutto ciò che le interessa è essere un esempio positivo per i suoi quattro figli (tutti biondissimi, tutti bellissimi).
Ci piace perché con i tempi che corrono ha capito che a fare la differenza è la "normalità" e che l'unica cosa che conta è restare fedeli a se stessi. Anche se lei dichiara di essere sempre stata attenta a non farsi ritrarre con alcolici e sigarette e poi scoviamo in giro questa foto. Ma ci piace anche per questo: almeno sappiamo che è umana.



Jack Huston, 25 anni (Sagittario)

Jack Huston
Ha ancora pochi lavori all'attivo, tra cui  quel Factory Girl che non abbiamo visto per certe difficoltà ad affrontare Sienna Miller... ma ci stiamo lavorando.
Ci piace perché nonostante l'intenzione di affermare una propria identità personale slegata dalle parentele celebri (vi dicono niente John e Angelica Huston?) ha un forte orgoglio familiare e gli innumerevoli zii e zie sono il suo principale punto di riferimento.
Ci piace perché si dichiara felicemente single e smentisce ogni indiscrezione di flirt con le sue giovani colleghe, compresa la succitata Sienna Miller... grazie Jack!
Dai modi aristocratici ma (si dice) per niente snob, non subisce la fascinazione del giovane astro nascente nei confronti di Hollywood ma parla del mondo del cinema con scetticismo e timore.
Ci piace perché ha ancora la freschezza del giovane attore  alle prime armi (prima di girare una scena di sesso deve sciogliere l'imbarazzo con due bicchieri di vodka) ma non si racconta bugie sul futuro della sua identità personale: il successo gli darà alla testa? E chi lo sa, risponde lui.
E poi ci piace perché ha il look di Johnny Depp, un po' rocker e un po' dandy, ma con vent'anni di meno.



Bonus track (dedicata a un'altra donna che ci piace):

Juliana Hatfield, My Sister


Juditta | commenti (30)



lunedì, 08 settembre 2008
 

ROSE WALKER


L’innocenza è chiudere gli occhi
 
(Subsonica, Nei Nostri Luoghi)
 
 

Ogni giorno nella Savana una donna si sveglia e sa che deve correre. Per ingoiare il rospo che l'uomo è un animale infedele. Per rimediare ai danni di una notte brava. Per prima cosa mi spalmo sulla faccia dello yogurt appena uscito dal frigo. Non amo ciondolare in un posto tirando mattina, ma c’era la musica e c’era un bel prato e ho pensato: per oggi posso fare un’eccezione. Avevo voglia di ballare e di togliermi le scarpe. La più piccola innocenza di cui non debba poi portare il conto a casa.

Seconda corda, quarta corda, quinta corda.

Ce l'avevano tutti, un'amante. Il problema di tuo nonno è che si fece beccare. Mentre usciva dalla finestra cadde e si ruppe un braccio. Da allora tua nonna non ha ancora smesso di fargliela pagare.

Ogni giorno nella Savana una donna si sveglia e sa che deve correre. Perché la vita è troppo breve per iniziare la giornata quando il sole è già alto nel cielo. Vado in giro con mia madre perché non ho più paura di assomigliare a lei. Lei con le sue quadrature di destra e io con la mia utopica fede marxista. Lei con la sua chitarra acustica e io con la mia classica. E’ bello che smettiamo di accusarci per essere diverse, anche se è solo la stanchezza. Quel nostro vecchio cane mi lecca le ferite di un tacco dodici non ancora ammaestrato. Non ho dimenticato. Non ho neppure perdonato. E' solo che adesso ho esigenze diverse e tutto ciò che siamo state non ha senso. Non ho più un’amica che vale la pena chiamare ogni giorno. Ho i guai della mia famiglia e poca voglia di parlare. Gente tranquilla fottuta da una distrazione. Gente che fa figli per poi lasciarli in giro per il mondo. Gente che non ha cura per le cose. Ho prestato la mia auto per vederla ritornare un pezzetto alla volta. Dopo i venticinque anni la migliore amica di una donna è la sua crema antirughe.

Terza corda, prima corda, seconda corda.

Non dico che sia meglio far finta di niente. Solo, se decidi di andare avanti devi perdonare. Altrimenti molli tutto e te ne vai.

Ogni giorno nella Savana una donna si sveglia e sa che deve correre. Perché il mondo non aspetta. Nella notte accarezzo le mie dita che stanno finalmente diventando insensibili. Mi si dice che la mia abitudine di dare un nome alle cose sia un segno di possesso; la verità è che considero ogni oggetto come se fosse una persona. Non voglio un plettro tra me e quelle corde, ho sempre avuto fastidio dei preservativi. E ho avuto fortuna. Mi si dice che i fiocchi d’avena siano la cura migliore contro un’esuberanza ormonale. Mi ingozzo di cornflakes perché non voglio scopare. Sto ancora cercando un cervello con cui fare l’amore. Non penso quasi più all’amore ma quando lo penso ha ancora il suo nome. Strana coincidenza, per cui da quando lui non c’è tutto quanto sta andando in rovina. Come se fosse stato lui la mia famiglia.

 Quarta corda, terza corda, seconda corda.

L'altra nonna, invece, lei aveva un carattere diverso. Finse che non fosse mai successo. Come se non avesse scoperto il marito con quella donna lì, nel suo stesso letto. Sappiamo tutti chi era quella donna, sappiamo quanto lei la odi, ma non dice mai il perché.
 
Avrò un nuovo segreto, per potermi sentire incompresa.
Il trucco dei “non puoi capire” è che non li hai detti mai.


Terza corda, quarta corda, quinta corda.
 
Qualsiasi cosa sia, comincia a correre.
 
 
Bonus track:
Juditta | commenti (31)



martedì, 02 settembre 2008
 

NON E' MAI TROPPO TARDI

And if the world does turn
and if London burns
I'll be standing on the beach with my guitar
I want to be in a band when I get to Heaven

(Radiohead, Anyone Can Play Guitar)


Ogni volta che sento dentro una canzone l'espressione with my guitar mi emoziono. Credo ancora che si possa fare una rivoluzione con in mano una chitarra. Non credo che nell'inconscio collettivo la chitarra sia un'estensione del pene. Un pene non può fare della musica. Un pene può fottermi e basta.

Tutto questo lo scrivevo un anno e mezzo fa. Ricordo ancora a memoria tutto quello che scrivevo un anno e mezzo fa. Ma solo se era qualcosa di importante. Ricordo che questo estratto faceva parte di un post che avevo intitolato Simple Kind Of Girl e che mentre lo scrivevo ascoltavo, manco a dirlo, i Lynyrd Skynyrd. E coglievo l'occasione per lamentarmi della fine che hanno fatto i Metallica, pressappoco quando i membri della band hanno passato la trentina.

La crisi dei trent'anni si manifesta con atti apparentemente improvvisi e più o meno eclatanti tesi a [illuderci di] recuperare il tempo perso durante i nostri vent'anni. Io mi sono comprata una chitarra. E ho proprio intenzione di imparare a suonarla. Almeno fino alla prossima crisi.

Per la crisi dei quaranta restate sintonizzati su questi canali, più o meno per i prossimi dieci anni. Ammesso che ci arrivi. With my guitar.

Gesù, che emozione.


Bonus track:
Bryan Adams, Summer of '69

Juditta | commenti (25)

 

NON PARLATE ALL'AUTISTICA

Sarà che non ti vedo da una settimana

(Antonello Venditti, Notte Prima Degli Esami)

 
Usami: i miei occhi piangeranno la tua storia. Non avere timore di spezzare qualcosa: le mie sensazioni non hanno più peso dell’aria. Voglio tornare a quand’ero bambina: sapevo essere essenziale. Rivoglio i miei capelli lunghi: estate millenovecentonovantasei. Sedevamo nel buio e lui mi diceva: non avevi tutti questi capelli [il giorno in cui ho creduto che fossi importante]. Voglio qualcosa di nuovo: lo voglio perché non l’ho avuto mai.

La gente mi chiede: F. non hai bisogno di soldi... perché diavolo vai in giro tutto il giorno  suonando la chitarra? E io le rispondo: mi toglie i pensieri.

Non chiedermi del sesso in cambio di silenzio, non voglio far parte dei tuoi sensi di colpa. Nella vita ho poche utili certezze. Il cioccolato bianco non è cioccolato. Se fai un pompino a qualcuno ti sarà grato per sempre. Settembre è un mese tedioso, non conclude mai niente. Non mi fido di un uomo che porta una borsa a tracolla. Che controlla il cellulare a intervalli regolari. Chi parla molto non vuole essere ascoltato. Chi non sopporta il rumore non conosce il silenzio.

Non dovresti desiderare di essere sola, nessuno è nato per stare da solo. Al mio Paese una donna della tua età che non abbia qualcuno al suo fianco sarebbe già disperata.

Lasciar credere a tutti quello che vogliono credere. La mia collega è convinta che quelle barrette le porto da casa; non ho avuto interesse a svelarle che invece le compro giù al bar. Guardare tutte le vetrine e non desiderare niente. Pensare che forse l’America non è quello che vedi nei film. Comprare scarpe sottocosto e sentirle mutare la forma mentre ti gonfiano i calli sui piedi. Si stava meglio alla scuola di danza, con tutto quel gesso a schiacciare le dita. Fottuti cinesi, me l’hanno fatta un’altra volta.

 
 
Bonus Track:
Juditta | commenti (12)