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venerdì, 05 dicembre 2008
 

WINTERTIME LOVE

Girl ya gotta love your man […]

the world on you depends

our life will never end

gotta love your man

 

(The Doors, Riders On The Storm)

 

 

Papi spalanca le tende e la luce inonda la stanza, ferendomi gli occhi. Mi aspetto che mi strappi le coperte di dosso ma lui non lo fa. L’ultima volta che sono stata svegliata in questo modo da qualcuno, Qualcuno mi stava strappando le coperte di dosso. Mi stava gridando di andarmene e io non avevo un posto dove stare. Gli chiesi se potevo almeno farmi una doccia. Per qualche strano motivo, il primo particolare che mi balza alla testa quando penso a quel giorno è che avevo un assorbente sbilenco infilato tra le chiappe. Non è così che vorresti essere ricordata da qualcuno che non rivedrai mai più, giusto?

Stavo facendo questo sogno, dico.

 

La civiltà industriale. Non posso sentirmi romantica se ho amici che mi invitano alla Giornata Della Bistecca E Del Pompino. Non posso innamorarmi di un ragazzo che si spulcia i lunghi dreadlocks sul sedile del bus. Una volta desideravo i capelli rasta: mi feci una permanente e passavo tutto il tempo a cotonare e rivoltare le ciocche come mi avevano detto di fare. Avrei potuto essere io, quel ragazzo sul bus. Chissà se avrei provato disgusto di me stessa. Chissà se avrei invitato una ragazza alla Giornata Del Pinzimonio E Del Fisting. Forse avrei pensato che fosse una cosa innocente, come De Niro in Taxi Driver che porta la sua bella in un cinema porno. Mi dev’essere sembrata una cosa carina, da fare. Perché trecento chilometri dopo ero in camera sua a guardare video di rocambole anali come non ne avevo mai neppure immaginate. E dopo lui mi disse che avrei fatto meglio a restarmene a casa, che le donne come me, che fanno quello che ho fatto, non possono aspirare al rango di fidanzate.

 

Nel sogno c’era una lunga tavolata e lui mi sedeva di fronte. Qualcuno stava parlando entusiasta del concerto di Gianna Nannini e io lo stroncavo senza pietà. Allora lui mi guardava e diceva con sprezzo: “Sei proprio una stronza.”

Fammi capire, dice Papi mentre cerca la sua felpa, hai sognato che lui ti insultava?

Non rispondo. Mi rivolto nel letto infettandomi delle lenzuola. L’amore è una macchia e nessuno dovrebbe sporcarcisi le mani, soprattutto prima di piazzartele in mezzo alle gambe. E’ così che si prendono le malattie.

 

Nel Medioevo la gente moriva per colpa di una spada. Per infezioni da taverna. Per avvelenamenti di potere. Se ci pensiamo bene, non è cambiato molto. A mia nonna il Medioevo fa orrore. Un tempo in cui le donne venivano viste come pazze visionarie o ammorbanti concubine del demonio. Mia nonna dice che lei dev’essere stata sicuramente giudicata una strega e bruciata sul rogo. A me dice che sono stata chiusa nella Vergine di Ferro. A me il Medioevo piace molto.

 

Uscivo per la strada. Lui mi seguiva a distanza con una strana ragazza dagli strani capelli afro. La lasciava indietro, nel buio del vialetto, a chiacchierare con mio padre sbucato da chissà dove.  C'era odore di pioggia appena caduta. Mi veniva incontro e a un palmo dal mio viso iniziava a gridare con voce solenne: “perché vi cambiate? Perché avete un telefonino e un sacco di numeri nella rubrica? Lo vedi: non vi capite. Poi entrate nel negozio dell’ortolano, nella sala d’attesa del medico, parlate di sesso e all’improvviso vi capite.”

 

Non sono mai stata ferita mentre lottavo per qualcosa in cui credo. Non quel tipo di ferita che è possibile toccare con un dito. Le mie ferite di guerra. Una cicatrice sul ginocchio: sono inciampata mentre salivo sul bus. Una costola incrinata: ho sbattuto mentre facevo la doccia. Ieri sono caduta dalle scale. Non ho ancora avuto il tempo per misurare l’entità del danno. C’è chi ha la tendenza a buttarsi via, dicono. Io credo che sto cercando proprio di ammazzarmi.

 

Nel sogno le cose erano finite lì. La sua dialettica mi aveva spiazzata. Io ne ero uscita semanticamente sconfitta. Ma poi all’improvviso ho voluto cambiare le cose. L’ho guardato dritto in faccia e gli ho detto che cazzo, parli come un Messia, uno che guarda alle cose dall’alto, con distacco, ma anche tu morirai allo stesso modo in cui muoiono tutti.

La faccia di Papi sbuca dall’orlo della felpa e mi chiede: di cosa muoiono tutti?

Di tempo.

Rispondo: di tempo.

 


Bonus track:

Sid Vicious, My Way

 

Juditta | commenti (13)