binari morti

   

 



no men no children no dogs
credo che la filosofia punk sia rassumibile nel motto che Johnny Rotten ha mutuato da Oascar Wilde: "fallo, e vedi cosa riesci a provocare."
gente
7yearwinter
ari
artatamente
aspetta un attimo
biancobi
carmilla on line
cioccobloggo reloaded
cloridrato di sviluppina
controkarma
divara
fulvia leopardi
greenwich village
il ripostiglio
io, funambola
io, lars
l'ape e il sogno
la flauta
la quiete
le luci della centrale elettrica
le mie mari
looking for
macallan and cigarettes
macchissenefrega
malapuella
melodia! selontenga.
nomadi e bit
ondarock: germs
quel che resta di alli
scum
setteperuno
shake edizioni
shoot me, not her
sic
simoneonline
slipperypond
spad
spora von paris
stratoblog
strolippo
trentamarlboro
tutto fa media
understone
vita da strega
youtube: decline of western civilization - black flag
youtube: decline of western civilizitation - germs
youtube: virus 1982
roba
oggi
agosto 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
giugno 2008
maggio 2008
altra roba
ju on flickr

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder



giovedì, 15 gennaio 2009
 

BLU NOTTE

Morire è la cosa peggiore che mi sia mai capitata

 

(Edward Bloom in Big Fish)

 


Una volta stavo con un tipo che mi accusava di farmi troppi castelli in aria. Un giorno mi sono rotta le palle e gli ho detto: senti, la vita prima o poi ti mostra sempre qual è la verità…  dunque, fintanto che dura, tu lasciami sognare.

 

Quasi dieci anni fa ho visto un film, si chiamava Boys Don’t Cry. Tutto quello che ricordo, oltre che si trattava di una storia d’amore gay, è che per tutto il film la protagonista era ossessionata dall’idea di scoprire dove diavolo finisse una certa autostrada. Un giorno, si diceva. La mia, di autostrada, passava vicino alla mia casa. Non ne ero così ossessionata come lo sono diventata dopo aver visto quel film. A volte, a tarda notte, quando non riuscivo a dormire, infilavo il giubbotto sopra il pigiama e saltavo in macchina per imboccarla. Quando poi ritenevo di aver guidato abbastanza, svoltavo alla prima uscita utile e me ne tornavo indietro. Non c’era alcun mistero riguardo a quell’autostrada. Finiva a Milano: c’era tanto di cartelli a indicarlo.

 

Quando era più piccola, mia figlia aveva questa singolare teoria: diceva che se desideri tanto a lungo e intensamente una cosa, quella cosa poi è tua.

 

Il mistero non nasce da solo. Non è qualcosa che la trovi alla fine dell’arcobaleno. Non puoi comprarlo con la tua carta di credito o raccoglierlo dai rami di un albero quando arriva primavera. Puoi creare un mistero dal nulla e accudirlo e nutrirlo finché non sarà in grado di picchiare più forte di te. Puoi renderlo perfino la cosa più importante, se hai la costanza di tenere le tue mani nelle tasche. Oggi sono la ragazza che sta dietro a una porta. Cammino sulle punte degli anfibi, per non essere sentita, ingoiando i miei colpi di tosse. Raccolgo suoni schiantati, sensazioni scivolate in un fiotto di luce attraverso uno spiraglio, elementi su cui costruire mille altri misteri intersecanti. Basterebbe bussare e so che mi verrebbe aperto. Il mistero mi sfreccerebbe di fianco per guadagnare le scale, infilarsi nella notte… e chi lo riacciufferebbe più? O forse, per una volta soltanto, potrei decidere di vivere. Un giorno, mi dico.

 

Bonus track:

Blind Faith, Can't Find My Way Home


Juditta | commenti (21)