binari morti

   


domenica, 14 settembre 2008
 

FOREVER AND A DAY

Forse un giorno capiremo che non ci siamo mai perduti
e che tutta quella tristezza in realtà non è mai esistita
 
(Renato Zero, I Migliori Anni Della Nostra Vita)
 
 

Quel che rende sopportabili i giorni è il pensiero che non dureranno per sempre. Il borbottare ritmico della televisione, che in questa casa non si spegne mai, un giorno sarà solo silenzio. La cucina è il regno di mia nonna e sta proprio accanto alla mia stanza. Durante la notte sento il motore del frigo riscaldare la parete. In estate la mia stanza diventa una fornace ma non me ne cruccio: penso che nell’inverno sarà confortante. La mia stazione radio è cancellata da più di tre mesi, mi sto gradualmente abituando ad accettarne una nuova. Quando mia nonna non ci sarà più potrò prendermi un gatto e lo chiamerò Fuser. Ci sono molti libri che ancora devo leggere. Persone da conoscere. Luoghi da visitare. Durante la notte infilo i tappi nelle orecchie e sento pulsare sorda l’irregolarità del mio respiro. Non vorrei ignorare il suono del temporale, perché ne verranno altri. Ci dev’essere qualcosa che mi piace dell’autunno. Mi dico di essere felice ma perché questa mia felicità non possa crollare sotto il peso del primo imprevisto devo sentirla veramente in fondo al cuore. Sono felice perché mi sento al sicuro solo calando sulle tempie i lembi di un berretto di lana. Ecco. Come inizio può bastare.

Phone calls long distance to tell how you've been
forget about the losses, you exaggerate the wins

Mia nonna e i suoi turbanti. I suoi occhiali scuri stretti, perché non tollera la luce, e una linea di rossetto pallido a creare i contorni di labbra quasi inesistenti. L’evidenza è qualcosa con cui fare i conti, l’evidenza mi ricorda che non appartengo solo a lei. C’è qualcosa della materia da cui sono generata che va oltre questa casa. Ho labbra importanti, io, le ho ereditate da mia madre. Ogni volta che metto il rossetto la gente mi dice: non ti sta bene. Cancella i miei occhi e i miei lineamenti. L’ultimo uomo ad avermi baciata mi ha ordinato di toglierlo e non l’ho fatto, per orgoglio, ma ho passato tutto il tempo ad aspettare che la vodka lo portasse via con sé. Perché sapevo che aveva ragione quando diceva: ti rende volgare. Mia nonna e i suoi turbamenti. Oggi riusciamo a sentire soltanto i suoi scatti d’ira, le sue crisi di pianto, le lamentele perché i capelli che ricrescono le bucano la testa. Ma quando lei non sarà qui e potremo infine spegnere quella televisione, cosa ricorderò infilando le dita nel pelo di Fuser?

Well it isn't for the money and it's only for a while
you stalk about the rooms and you roll away the miles

I miei giorni a Milano, me li ricordo belli. Quando penso a Milano mi si forma all’istante l’immagine di me dentro un giorno di sole, la pausa pranzo al Politecnico e io che esco con gli amici per andare in quel locale. Chi parla solo di sesso ha grandi paure da cui rifuggire. Ma tutto questo non è che una minima parte di quello che è stata Milano per me. Impietosa e crudele, e tuttavia per prima cosa ricordo ciò che l’ha resa speciale. Del primo uomo che ho amato ho solo brutti ricordi. Credo che la mia memoria mi voglia preservare dal dolore di pensare che se c’era qualcosa di bello si è spento per sempre. Qualunque cosa fosse, oggi resto solo io a ricordarla. L’altro uomo che ho amato, l’ultimo, non so com’è che lo ricordo perché ricordo ancora tutto. Ricordo il modo in cui prendeva il caffè. Ogni parola che mi ha detto e anche qualcosa di quelle che non ha detto a me. Ricordo la forma della sua faccia tra le mani, le mie, e quella nota stridula che assumeva all’improvviso la sua voce quand’era ubriaco. Non provo dolore a ricordare tutto questo, è solo una delle cose che mi sono successe. Forse la più bella, dopo la sensazione della mia prima sorella neonata tra le braccia. Tutto quell’amore e quel senso di colpa: chissà se un giorno scoprirò che le due cose possono esistere anche separatamente. So che qualcuno di voi stava aspettando una frase come questa da infilare nel suo Tumblr. Fate pure di me un’estensione di voi stessi, in fondo è così che funziona la vita da dentro le persone. Ho deciso di avere fiducia, perché potrò scegliere di perderla in qualunque momento.

Gamblers in the neon, clinging to guitars
you're right about the moon, but you're wrong about the stars

Ho sognato di indossare degli anelli vistosi con grandi pietre colorate incastonate in un groviglio di lamine d’oro, uno per dito li ho indossati, tranne solo per due dita della mano sinistra: mignolo e anulare, per i quali non riuscivo a trovare niente che mi si adattasse. Una volta ho avuto un uomo tra le braccia, è stato molto tempo fa. Mi sto gradualmente abituando ad accettare le nuove presenze che la mia vita mi impone. Accettare l’evidenza che non saranno mai come quello che ho perso ma che forse la selezione della mia memoria potrà ancora salvarmi. Al centro estetico Simona sta ascoltando una canzone dalle casse della radio, mi infilza un braccio con un dito per richiamarmi su una frase che lei scandisce dritta sul mio viso mentre la dice anche il cantante, dice “un giorno capirai che non hai amato abbastanza.” Penso: può darsi. Davvero, può darsi. Ma inizierò a preoccuparmene solo quel giorno.


Bonus tracks:
Death By Stereo, Forever and a Day

il brano citato nel testo è The Road di Jackson Browne

Juditta | commenti (12)