È successo che ho avuto una crisi di nervi. Che ho finalmente chiesto aiuto e l’ho trovato. Si era nascosto nei luoghi più impensati, sai, tipo tra le candeline accese sulla torta. Nel profumo del croccante alle nocciole ancora caldo e in un angolo pieno di pioggia dentro la gabbia di un coniglietto bianco. Tremava, quell’aiuto che nessuno cerca mai, si nascondeva gli occhi nell’insignificanza dei giorni qualunque. Un giorno qualunque un ragnetto scivolava lungo il muro e un attimo dopo è scomparso in qualche buco. Nella notte l’ho sentito camminarmi su una guancia e l’ho spostato con un dito. Non uccido mai i ragni perché si dice che quelli portino buona fortuna. Ma tu dimentica il motivo che hai messo dietro a ogni cosa. Dimentica, perché non ce l’hai messo tu. Riesci ancora a ricordare chi è stato il tuo primo maestro e che cosa ti ha detto? Mio padre, lui diceva che le api non ti fanno del male se tu le lasci stare. Diceva che non sono felici, le api, di lasciarti sotto pelle il loro pungiglione avvelenato, perché senza il veleno poi cadono morte. Impara che le api si avvelenano per vivere, che si uccidono per non essere ferite. Che ci sono creature che fanno cose più strane di ciò che fai tu. Impara a non uccidere i ragni perché i ragni, anche quelli si nascondono nei buchi dentro al muro. Come te, come tutte le persone intorno a te. Prova a lasciare che ti zampettino addosso e dopo, dopo dimentica anche questo. Prova a dimenticare che è sufficiente spostare tutto quanto con un dito.
Il ritiro gengivale. La caduta dei capelli. L’invasione dei pidocchi. L’offensiva delle zanzare tigre. Gli adesivi per dentiere che non sono tutti uguali. Gli assorbenti con le ali non sanno volare. I treni, invece, quelli sanno deragliare. Le persone possono morire. Il segreto della vita è andare bene d’intestino. I migliori anni sono quelli che li guardi alla tivù.
Trasforma il tuo cervello in una lavagnetta magica, ricordi? ci giocavamo da bambini. Man mano che i pensieri si vanno formando tu fai scorrere il tampone per cancellarli tutti via. Lasciati cogliere da un senso di vuoto che è come una vertigine e dopo dimentica che cosa ti hanno detto riguardo alle vertigini. Prova a trascorrere più di trenta secondi senza far niente e se mi chiedi a cosa stavo pensando ti dirò che mi cantavo una canzone. Bella, era certo una bella canzone. Un motivo che viene dall'infanzia e che mi ricorda qualcosa che non riesco a ricordare. Senza motivo. Togli il motivo dal motivo e la motivazione dal moto di azione. Prova a sognare di trovarti in una città sconosciuta e di conoscere ogni strada. Sogna di avere degli incubi e prova a svegliarti senza svegliare anche gli occhi. Sentirti minacciato da qualcosa di morto che si regge ancora in piedi grazie a una bambola voodoo custodita in un barattolo pieno di formaldeide. Svuotare il barattolo e aspettarti una soluzione immediata, senza pensare che la decomposizione sopraggiunge gradualmente e quello che ti insegue ha ora soltanto un aspetto da schifo.
È successo che mi sono scordata di te. Non ti ho dimenticato, perché come vedi sono ancora qui che ti ricordo e che ricordo che ti ho dimenticato. C’è una differenza sostanziale tra i termini scordare e dimenticare, che sta in due diverse radici: la seconda nel cervello, la prima nel cuore. Potrei dimenticarlo. E’ successo che la rete mi ha risputato indietro sei mesi di post che ho cancellato. Vorrei selezionarli per riportarli alla luce. Vorrei ricordare: ricordare quel tempo della mia vita che voglio dimenticare.
Il cancro della pelle. L'ulcera dello stomaco. La sieropositività. Gli antibiotici nel miele. L'inchiostro nello yogurt. La mucca pazza. L'influenza aviaria. La peste bubbonica e scendeva d'una soglia. La peste nera del '300 la portarono i ratti, portarono il virus Yersinia a bordo delle navi dei mercanti genovesi: da qui il termine peste alla genovese.
Lo vedi? puoi raccontarti un'infinità di cazzate e riderci pure.
Bonus track:
Biffy Clyro, The Atrocity



